La Scatola con gli Insetti
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Presentazione del progetto di Enrico Ghedi.
“La scatola con gli insetti ed altri versi” è un’antologia di mie poesie, quelle più sentimentali, quelle dell’istinto letterario e sentimentale. Io le chiamo le poesie dell’urgenza, quasi tutte scritte di getto, più per soddisfare una necessità passionale che non per esercizio di stile o bisogno di raccontarsi; per quest’ultimo, essendo un razionale, utilizzo la prosa anche se la razionalità e la capacità analitica preferisco usarle per il mio lavoro di tutti i giorni: l’informatico, ovvero “l’omino dei computer”. A me piace definirmi così. E’ proprio da questa finestra, la finestra del quotidiano, che poi nascono le “urgenze” e sgorga la mia identità. La verità è che un tempo potevo dedicarmi completamente all’arte, oggi non mi è più possibile, ma la contingenza ha fatto di me un uomo quasi stabile ed equilibrato e queste misure mi consentono di vivere. Ho deciso di far leggere a degli amici attori queste poesie su musiche che ho composto e suonato nel corso del tempo nello studio del mio amico Giulio Colosio, un mio ex allievo ed oggi insostituibile collega; di lui ho bisogno perché quando faccio arte sono il contrario di quando sono omino dei computer, ragiono con la pancia e Giulio sistema pazientemente tutto, mette a fuoco i miei deliri. Senza di lui non ci sarebbe nulla se non spettacoli improvvisati e migliaia di fogli e note sparsi ovunque; mia madre dice che nella sua casa ci sono poesie, notazioni musicali e scritti in ogni libro della corposa biblioteca. Mio padre non c’è più invece e lui non ha lasciato nemmeno un biglietto in quei libri. Le musiche le ho suonate tutte io tranne un pezzo che ho suonato con Eugenio Reboldi al violoncello. Anche Eugenio è un amico; è un musicista bravissimo, ci rincorriamo perché lui appartiene alla musica classica ed io al rock ma entrambi desideriamo contaminarci a vicenda. Gran parte delle musiche del cd proviene da un progetto teatrale molto interessante naufragato per problemi umani; ho pensato che molti di quei pezzi fossero profondi e, avendo una storia sofferta alle spalle, andassero più che bene. Il risultato è un grande phatos. Le voci narranti sono di Walter Tiraboschi, Carlo Vergano e Igor Costanzo. Igor è un poeta; con lui ho fatto reading straordinari in giro per l’Europa. Carlo Vergano è lo storico interprete della “Scatola con gli Insetti”; ha la stessa voce di Carmelo Bene, a volte mi fa venire i brividi ed è un po’ matto come me. Ricevemmo il premio della poesia a San Pellegrino Terme, nel 1999 o giù di lì, manifestazione diretta da Raffaele Crovi, un mio idolo, una mia rockstar; quel riconoscimento è stata una delle più grandi soddisfazioni della mia vita. Walter Tiraboschi è un attore classico con grande fisicità e personalità, ci ho lavorato per l’Iliade di Oreste Castagna due anni fa e desidero fare altre cose con lui in futuro. Avrete notato che parlo sempre di persone. In un’intervista recente una perspicace giornalista mi chiedeva, avendo io fatto di tutto, se esistesse un filo conduttore, nelle mie esperienze. Ho risposto che le connessioni sono soprattutto le persone, che non esiste “ho fatto questo e quello” ma “io ho lavorato con”, questo è l’importante. Del resto l’antropologia è da sempre la mia passione e mi rendo conto che ancora oggi è lei che torna ad incastrare una vita fatta di cose ed esperienze, “perché i dischi in sostanza sono feticismo, sono morti viventi”. Persino nell’informatica son partito da solo cercando di imitare i miei idoli e maestri e non erano Meetnick o Stallman ma sconosciuti e geniali amici della mia città, persone con cui potevo interagire, da cui potevo imparare davvero un metodo. Come nella musica, certo nella musica mi è riuscito molto meglio ma con la musica oggi non ci mangi più. Tutto questo è stato raccolto da Igor Costanzo che ha deciso di pubblicare l’antologia. Avevo ricevuto altre proposte ma editare, scegliere, stampare, registrare mi sembrava un’impresa enorme. Una sera Igor mi chiama e mi dice “stampo la Scatola con Volo Press”. C’era Paul Polansky con lui, li ho raggiunti subito. “Cosa abbiamo? Testi, musiche…” In una sera abbiamo steso il progetto; è sempre così, arriva un momento in cui si devono mettere le carte in tavola. Poi ho chiesto la prefazione a Omar Pedrini perché é stato il primo a credere nella “scatola” invitandomi al Brescia Music Art nel 1998. Beh… Io e Omar siamo cresciuti culturalmente insieme e ci siamo poeticamente formati alla stessa scuola, la nostra, quella dei Timoria. Eravamo carte assorbenti, leggevamo tutto e provavamo tutto. Pasolini, la Beat generation ma anche Leopardi, Luzi, Baudelaire, Calvino e poi il cinema di Kubrick, Bunuel e Wenders, così felici di essere poeti e intellettuali. Ci siamo formati dal nostro amore incondizionato per l’arte. Ognuno col suo stile, Omar quello che tutti conoscono ed io più metafisico e che non so ancora spiegarmi, insieme la parte dionisiaca dei Timoria. Forse lui può spiegarmi ecco perché ho voluto la sua prefazione. Ahimé, sicuramente dimentico qualcosa, spero non qualcuno. Ultimamente continuo le registrazioni del mio disco, sarà il mio primo disco solista rock anche se tra un impegno e l’altro i tempi si stanno dilatando esponenzialmente per cui non posso dire quando potrò pubblicarlo. Al mio fianco sempre Giulio Colosio e Andrea Bellorini alla chitarra. Sto poi producendo il progetto musicale di due giovani artisti bresciani: Stefano Bosio e Stefano Gustinelli. Siamo agli inizi ma abbiamo stabilito di lavorare ai pezzi per un anno poi entreremo in studio per registrare; si tratta di un progetto cantautorale, raffinato ma popolare: io ci credo.



